lunedì 12 luglio 2010
Chavanay - St.Julien Molin Molette
Riflessioni dopo la seconda settimana di Cammino Gebennensis
Pensiamo di arrivare in 6/7 giorni sperando anche che sulle montagne faccia più fresco, perché ogni giorno è peggio.
Ciao a tutti
Pierangela
domenica 11 luglio 2010
Clonas - Chavanay
sabato 10 luglio 2010
Revel Tourdan - Clonas
giovedì 8 luglio 2010
Charavines - La Cote St. Andrè
venerdì 2 luglio 2010
Le Cotes - Chanaz
sabato 1 agosto 2009
Da Arzua a Santiago
Le previsioni del tempo dicevano pioggia e puntualmente ci svegliamo con le strade bagnate per la pioggia della notte. Alle 7,30 dopo la colazione ci incamminiamo, attraversiamo Arzua, fa freddo, il cielo è plumbeo e promette nuova pioggia. Entriamo nei sentieri boscosi, per la terza volta ripercorriamo questa tappa e questa volta non ci sbagliamo ad una indicazione ambigua. Il paesaggio è tipico della Galizia, come nella tappa precedente troviamo molti pellegrini, nel camminare bisogna stare attenti ai molti ciclisti che ti superano all'improvviso, spaventandoti e rompendo il clima di tranquillità e meditazione. Il Cammino non ci sembra un percorso adatto ai ciclisti.
Si cammina facilmente, una pioggia sottile e senza vento aiuta ancora di più la marcia, dopo una decina di km ci fermiamo in un bar per una pausa. Alla ripresa comincia a piovere più forte, proprio come l'anno scorso, ma quest'anno il vento è debole e si cammina bene. Arrivati all'alto di S. Irene ci caliamo per arrivare a Pedrouzo, la meta della nostra tappa. Arriviamo molto freschi, non piove e la temperatura bassa è l'ideale per camminare. Prendiamo la decisione di continuare fino a quando ce la faremo. Pranziamo in un ristorante con filete de ternera e tortilla spagnola.
Nel paese c'è una festa medioevale, con un mercatino i cui venditori sono in abito medioevale, vediamo un falconiere con i suoi uccelli rapaci, ci sono strani giochi da tavolo in pietra e anche piccole bande di musicanti celtici.
Usciamo dal paese, entriamo nel bosco e incomincia a piovere di brutto, per fortuna è un temporale di breve durata, quando smette ci troviamo nell'alto di un colle a ridosso dell'aeroporto. Scendiamo per un sentierino e in breve siamo a Lavacolla, l'ultimo paese prima di Santiago. Pausa in un bar dove incontriamo dei pellegrini a cavallo.
Siamo stanchi ma decidiamo di proseguire, anche se lentamente.
Cominciamo l'ultima salita del Cammino, quella più famosa che porta al monte Gozo (monte della Gioia). Qui piove ancora ma solo a tratti, verso la sommità troviamo le sedi televisive della tv di Galizia e la regionale di TVE (espana). Arriviamo alla sommità del monte Gozo, da qui vediamo Santiago: è sempre emozionante vedere la città dopo tanti km di cammino. Ci sentiamo un po' a casa perché c'è una piccola chiesetta dedicata a S. Marco. Mancano 4,5 km.
Qui, anni fa, c'è stato un incontro del Papa con i giovani Cattolici di tutto il mondo. La struttura creata per accogliere i giovani ora accoglie i pellegrini, molti oggi si sono fermati qui, ma noi, anche se è tardi vogliamo arrivare a Santiago. Molto lentamente e con pause entriamo nella periferia della città, qui reincontriamo i 2 ragazzi belgi che ci salutano calorosamente e ci incitano a finire usando lo spagnolo "casi casi". Nelle vie del centro il solito formicolio di turisti ma noi pensiamo solo a raggiungere la meta, arriviamo in piazza Obradoiro stremati ma contenti e commossi come la prima volta. Sono le 19,20 abbiamo camminato quasi 12 ore per 38 km, per noi è un record.
Qualche foto di rito e subito all'Oficina del Peregrino per ritirare la Compostela, data l'ora pensavamo di non trovare nessuno invece... una lunga fila di pellegrini! La signora che consegna la Compostela fa i complimenti a Leo per aver portato uno zaino così grande. Santiago è piena di gente per il concerto di Sprigsteen e noi riusciamo a trovare da dormire in una vecchia pensione che però ha una bellissima vista sulla Cattedrale.
Ci infiliamo in una taperia per una cena veloce a base di tapas al pulpo e ai peoci, qualche piccolo problema di digestione nella notte. Domani a mezzogiorno ci aspetta la nostra messa del pellegrino.
Hasta pronto! Ultreya!
sabato 25 luglio 2009
Da Fonsagrada a Cadavo Bailero
8^ Tappa: Km26.
Ci svegliamo alle 5,15 e partiamo alle 6,00 ancora al buio. Fa molto freddo 10 gradi. Dopo pochi km ci accorgiamo che il problema di Piera non è il ginocchio destro ma la caviglia sinistra. I sentieri bagnati ci inzuppano le scarpe e questo non ci aiuta. Un nebbione dei nostri ci accompagna per tutta la mattina; anche se camminiamo in salita abbiamo freddo e ci mettiamo perfino i guanti. I sentieri attraversano boschi da favola, gli alberi hanno rami molto lunghi e diramati, sono ricoperti quasi totalmente da licheni barbicosi grigio/verde e questi gli conferiscono un aspetto vecchio, in più c'è la nebbia. Tutto questo crea un alone di antica magia, sembra di essere in un bosco abitato da streghe.
I licheni barbicosi sono indice di un ambiente pulito e integro, se c'è inquinamento sono i primi a scomparire. Solo al passo Alto di Montouto (m 1030) emergiamo dalla nebbia. Vediamo le cime dei monti Asturiani e Galiziani: un vero spettacolo.
Troviamo Erick un giovane pellegrino che ha dormito all'aperto sul passo! E' di Mallorca e ci racconta che partito da Merida ha fatto la via de la Plata fino a Santiago e adesso di ritorno fa al contrario il cammino del Nord fino a Irun dopo di che tutta la Francia del sud evitando i Pirenei e ritorna a Mallorca passando per Barcellona.

Al passo ci sono anche le rovine di un importante monastero che accoglieva i pellegrini nel medioevo, abbiamo visto anche dei dolmen.
Cominciamo la discesa e ci reimmergiamo nella nebbia. A Piera la caviglia peggiora, deve camminare lentamente. Il freddo non ci dà tregua fino alle 11,30 poi la nebbia si dirada. Troviamo rifugio in un bar dove ci riposiamo lungamente. Poi lentamente cominciamo l'ultima salita della giornata, quando arriva la discesa non siamo sollevati perché in realtà è un continuo saliscendi.
Arriviamo alle14,30 stanchissimi ma per fortuna riusciamo a prendere gli ultimi posti liberi dell'albergue dove ritroviamo tutti i nostri amici di questo cammino. Alla sera festeggiamo con loro Santiago santo patrono di Spagna, con formaggio, salame, vino e torta Santiago.
Infine un piccolo spettacolo a tratti commovente: ogni gruppo della stessa nazione doveva cantare una canzone, noi a grande richiesta abbiam cantato l'inno d'Italia, ma molto bravi ed emozionanti sono stati una signora tedesca, un ragazzo coreano Francisco e un cinese di Taiwan.
giovedì 23 luglio 2009
Da Berducedo a Grandas de Salime
Sveglia alle 6,00, ma già alcuni pellegrini sono pronti per uscire, restiamo ancora un poco a letto, tanto la giornata sarà fresca. Appena ci alziamo guardiamo il tempo fuori dalla finestra: c'è una tormenta, pioggia e vento forte. Si discute, uno vorrebbe partire lo stesso, l'altra no, intanto ci prepariamo e andiamo al vicino bar a fare la colazione con calma. Il tempo passa arriviamo al compromesso di fare la tappa sulla strada invece che sul sentiero così che ci sentiamo più sicuri per le scarpe e il fango che potremmo trovare. Aspettando e chidendo informazioni il tempo passa e passa fortunatamente anche la pioggia. Scendiamo per la carretera insieme ad un gruppo di giovani che come noi hanno scelto la strada. Fa freddo ma non piove, è una lunghissima discesa agevole da camminare, teniamo una buona andatura, oltre il ciglio della strada panorami stupendi, il traffico è ridottissimo.
Arriviamo nel fondovalle dove c'è un embalse: bacino idrico artificiale, spettaccolare e bello anche se per farlo hanno sommerso 12 piccoli borghi.
Come capita sovente il bar è chiuso, una pausita ai piedi del lago e poi ricomincia una ripida salita per arrivare alla meta: Grandas. A tratti riprende a piovere ma mai con intensità, sovente facciamo piccole pause e arriviamo a Grandas alle 13,00. L'albergue come al solito è piccolo, andiamo in una pensione consigliata dalla guida solo che ora è diventata hotel, costa un po' di più, ma va bene.
A sera visitiamo un po' il paese: bella Collegiata, il museo purtroppo chiude presto, un po' di mail e poi ci incontriamo con gli altri pellegrini anche loro alloggiati a Grandas.
Buenas Tarde! ULTREYA!
mercoledì 22 luglio 2009
Da Pola de Allande a Berducedo
E' la giornata dell'incertezza, la meta di questa tappa non ha hotel o pensioni private, c'è un solo albergue del pellegrino con pochi posti disponibili e sappiamo che sarà preso d'assalto dai gruppi di scouts. E' un serio problema, decidiamo che se non troveremo alloggio salteremo una tappa andando in autobus al paese successivo che si trova 20 Km più avanti. Oggi dobbiamo valicare el Puerto de Palo, la cima Coppi di questo cammino, una tappa molto dura, quindi importante partire molto presto ma il padrone ci imprigiona all'hostal e solo alle 7,30 possiamo uscire.
Il cammino prosegue per un sentiero parallelo alla strada asfaltata, noi scegliamo di seguire quest'ultima per 3 Km per poi ricongiungerci al sentiero, ma non riusciamo a trovarlo così gran parte della salita la facciamo sulla carretera. Quando ritroviamo il sentiero comincia a piovere di brutto, ci attrezziamo con le mantelline e arriviamo a Puerto de Palo (1146 m) tra pioggia, nuvoloni bassi e grandi folate di vento. Sembra di essere dentro ad una immagine biblica. All'improvviso davanti a noi, un gruppo di cavalli allo stato brado attraversa il passo al gran galoppo: bellissimo! Piove e fa freddo, cominciamo la discesa sul sentiero pioggia e vento non ci danno tregua per 3 ore.
A Berducedo, incredibilmente ci sono ancora 2 letti liberi nell'albergue, è una grande fortuna! Una doccia calda ci conforta e riposiamo. Conosciamo un poco di pellegrini e parliamo spagnolo. Ultima sfortuna non ci sono ristoranti aperti alla sera, solo panini. Prevedono ancora pioggia per domani, anzi Allerta pioggie nelle Asturie: non sappiamo cosa faremo domani. Vedremo.
¡Hasta Pronto!
giovedì 31 luglio 2008
Da Arzua a Rua
Partenza alle 6,15 dopo aver fatto una bella colazione, è ancora buio usiamo le pile. All'uscita del paese incontriamo 3 spagnoli, padre, madre, figlio e facciamo un tratto di strada insieme tra i boschi. Il padre in realtà è un hobbit: alto mezzo uomo, molto grosso, porta un enorme zaino e si aiuta con un lungo bastone con appesa una borraccia che in realtà è una bottiglia di plastica e sopra il bastone c'è un corno di toro. In fronte ha la pila, è sempre in movimento, non si ferma un attimo e quando piove ricopre il tutto con una mimetica militare, ma quando c'è il sole sulla fronte compare una fascia-fazzoletto a mo' di Federer. Purtroppo arriviamo ad una pietra miliare che indica due direzioni opposte <---> non sappiamo quale direzione prendere. La famiglia si divide e noi seguiamo la moglie e il figlio, ma ahimè è la strada sbagliata. Facciamo 1-2 km in più sulla strada ma ben presto ritroviamo il sentiero del cammino. Poco dopo troviamo i francesi e di lì a poco incomincia anche a piovigginare.
Camminiamo ancora, ma poi bisogna ripararsi e tiriamo fuori le mantelline cerate. Il vento aumenta, ma col fresco si cammina bene. In uno dei tanti boschi ritroviamo il gruppo di francesi tutti riuniti e fermi come aspettassero qualcosa ... forse il pullman? Cammina cammina... la pioggia si fa sempre più copiosa e i sentieri si stanno infangando. Vediamo alcune cose antipatiche: taxi pieni di zaini, persone che salgono nelle auto d'appoggio. Ma nonostante tutto molti pellegrini continuavano sotto la pioggia battente fino alla meta.
Noi, ben bagnati, ci fermiamo a Rua, le caviglie fanno un po' male così preferiamo riposare. Oggi al ristorante che ben conosciamo, prendiamo una succulenta paella di marisco + pulpo. Nel pomeriggio inoltrato ritorna il sole e arriva la notizia che gli amici di Aosta sono al paese vicino, domani ci rivedremo.
martedì 29 luglio 2008
Da Portomarin a Palas del Rei
Partiamo alle 6, è buio e c'è fitta nebbia. Le pile ci aiutano molto, entriamo subito in un fitto bosco ma il sentiero è largo. E' tutto un susseguirsi di salite e discese molto dolci e alla fine la tappa ci è sembrata quasi riposante. Alloggiamo ancora in una pensione, ormai evitiamo gli albergue troppo affollati di gruppi chiassosi.
Palas del Rei non è bella e non ha centro storico. Speriamo si mangi bene, ve lo sapremo dire.